L’apparente immobilità delle Montagne

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Panorama dal Monte Orsaro

Innanzi ai miei occhi un panorama incantevole.

Dal Monte Orsaro era possibile contemplare la conca glaciale del Lago Santo scorgendo un angolino delle sue acque riflettere i colori del bosco circostante, intimo ed avvolgente come un abbraccio affettuoso. Sereno guardavo le pungenti sommità del Monte Roccabiasca e del Monte Scala alle sue spalle; osservavo il sinuoso crinale ondeggiare in direzione del Monte Brusà e più lontano, ad “un passo” dalle Apuane, il Monte Sillara. Poi nuvole, a velare le cime dell’Appennino Reggiano. 

Chissà quanti uomini in epoche lontane dalla mia, hanno avuto la fortuna di innamorarsi di questo luogo affascinante e senza età. Tutto appare assolutamente immobile, sospensione temporale senza principio né fine.  

Eppure la Montagna è viva. Sono io che non vedo il suo mutamento, le sue trasformazioni. Lei come me è venuta al mondo, è cresciuta, cambia volto ed invecchia. Lei come me si agita, si arrabbia e poi si calma. 

Tuttavia occhi che appartengono ad un’effimera esistenza non possono percepire il fluire della vita di un’entità, al nostro sguardo eterna. 

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