A caccia di nuvole

Il cielo è libero, terso e intensamente blu. Prevedo una giornata ideale, oggi voglio andare per montagne a fotografare.

Ogni uomo ha uno spazio nel quale ritrova se stesso, un posto che meglio comprende e che meglio ritiene di saper interpretare. Io amo la montagna e amo raccontarla. Un legame mistico e silenzioso, in cammino tra cime e sentieri. Sento il bisogno di comunicarne la sua bellezza, e oggi vorrei farlo con una fotografia.

Mi trovo circondato da tutti gli elementi che ne compongono il suo grandioso paesaggio. Quasi tutti. Nelle vesti di camminatore questo cielo sarebbe l’ideale, ma ora mi mancano le nuvole. Quelle nuvole che servono per dare il giusto movimento alla scena che ho in testa.

Ora come si fa? Forse non è ancora detta l’ultima, ho un alleato: il vento.

Sono arrivato al Lago Santo scendendo dal Monte Braiola, lasciando alle spalle un forte vento. Spingeva nuvole bianche che dal versante toscano valicavano l’omonima sella.

Aspetto, speranzoso che possa succedere qualcosa di importante. A poco a poco tutto si allinea. La scena è compiuta.

Scatto.

Lago Santo Parmense

 

Ciao vero Uomo di montagna.

Una strana sensazione mi attraversa quando vedo squillare il telefono. A chiamarmi è Gino, amico e compagno di cordata, ma una sua telefonata nel tardo pomeriggio di domenica è inconsueta.

Timidamente, rispondo.

Una voce rotta e affranta mi avverte che Antonio è morto in montagna.

Silenzio.

Non ci sono parole per descrivere tutto ciò che ti passa per la testa. Sconforto, tristezza rabbia, commozione e ancora sconforto, tristezza, rabbia e commozione. E rimango avvolto in questo angosciante moto perpetuo sino a tarda notte, fino a quando è la stanchezza a sopraffarmi.

Così scrivevo in dicembre: “in questo blog scoprirai racconti, pensieri e storie di uomini che in Montagna hanno viaggiato con il proprio corpo ma più di ogni altra cosa con la propria mente.”

Questa è la storia di Antonio. Un Uomo devoto alla montagna, alle cime ed alle loro croci di vetta, contatto sublime tra la propria fede ed il cielo. Un Uomo veramente perbene che ringrazio per la bontà, la disponibilità, la gentilezza, l’educazione, l’umanità, l’altruismo e l’onesta nei miei confronti e nei confronti di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo. Un buono, non nelle parole ma nei fatti.

Eppure, come canta Jovanotti, nella terra degli uomini sono sempre i migliori che partono.

Da lassù, ne sono certo, avrai una vista magnifica su tutte le vette del mondo.

Ciao Antonio. Ciao Vero Uomo di montagna. 

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Alpinisti, pazzi o eroi?

La storia dell’uomo è sempre stata una sfida nei confronti dell’ignoto ed un continuo tentativo di elevare limiti e coscienze; l’alpinismo esemplifica questa volontà di andare oltre i propri confini e quelli generalmente conosciuti.

Ogni epoca alpinistica ha concepito i suoi “pazzi”; individui che si sono spinti oltre ciò che pareva umanamente realizzabile in quel momento storico e che con le loro imprese hanno condotto l’uomo verso nuove sfide. Gli anni dell’alpinismo eroico sono un tempo di gesta mitiche spinte dalle emozioni, dal coraggio, dallo slancio, dalle paure, dalle incognite e dai sacrifici. Questi sentimenti di matrice romantica, vissuti in un ambiente magnifico e grandioso, mi hanno fatto innamorare della Montagna nella sua totalità.

Alcune volte, tuttavia, questo luogo può diventare teatro di incidenti fatali.

Io penso che il nostro rapporto con la natura, anche quella inospitale, non si possa limitare all’osservare foto e cartoline comodamente seduti sul divano di casa. Sarebbe una non soluzione, come una madre che tiene il proprio figlio sotto una campana di vetro impedendogli di scoprire tutti gli angoli, da quelli più dolci a quelli più taglienti, del mondo reale.

Penso che la Montagna sia una scuola di vita e debba essere vissuta, e per questa nostra scelta non siamo né pazzi né eroi. Non possiamo azzerare gli imprevisti, ma confrontarsi con questo ambiente con rispetto, umiltà, preparazione e prudenza, adeguandoci ai tempi della Montagna, può permetterci di viverla divertendoci.

L’intervista integrale ad Alessandro Gogna.

 

Riposo sull’orlo di un precipizio

Eccola! E’ ancora distante ma la vedo. Che emozione, che piacevole emozione. Il timore della salita si affievolisce ed in me si diffondono incoraggianti sensazioni di sicurezza e conforto.

La piccola Capanna, indifesa dalle intemperie, è sempre lì ad attendere i suoi ospiti. Coperta di neve e di ghiaccio trema, dentro la bufera sussulta, picchiata dal vento vacilla, circondata dalle nubi impaurisce. Eppure ogni volta riappare audace e valorosa scaldata ed accarezzata dai raggi del sole, riflettendo tutta la maestà che di diritto storicamente le appartiene.

Sublime ricompensa emotiva alla sensazione di isolamento che mi ha pervaso nel cuore della notte in cui i puntini luminosi delle frontali degli altri alpinisti sono divenuti piccoli appoggi morali.

Sublime ricompensa emotiva alla percezione di abbandono in uno spazio immenso che mi sovrasta e che affronto con lentezza, passo dopo passo.

Sublime ricompensa emotiva allo sforzo estremo, intenso e prolungato che non concede al corpo né alla mente alcun tipo di cedimento.

Che sublime ricompensa emotiva è il rifugio.

All’interno un piccolo universo di tonalità calde, all’esterno un immenso vuoto di tonalità fredde. Stretti dalla magia e dal fascino straordinario della serata in rifugio, in un luogo meraviglioso follemente sospeso, le lancette scorrono lentamente.

E’ tardi, e sull’orlo di un precipizio mi riposo.

Quando alle luci dell’alba il primo alpinista aprirà la porta per studiare le condizioni del tempo, in quel preciso istante si esaurirà la magia del rifugio, e le lancette ricominceranno a correre.

 

 

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Capanna Regina Margherita (4.554 m) a Punta Gnifetti

 

Amo il silenzio delle Montagne

Cammino, seguendo il ritmo del mio respiro. Il suo calore spezza il freddo pungente delle prime ore del mattino. Mi muovo immerso in una gelida luce azzurra e non sento che lo scricchiolio dei ramponi ed il rumore secco della piccozza infrangere il manto nevoso reso duro dal gelo notturno.

Amo il silenzio.

Il silenzio assoluto non esiste. Se ora mi fermassi ed il mondo circostante si congelasse in un fotogramma, ascolterei le vibrazioni provocate dai battiti accelerati del mio cuore. Mi fermo nel bosco. Sento il vento respirare al di sopra della mia testa; i rami dei larici mormorano e la luce che li attraversa pare spifferarmi le bellezze che si mostreranno quando gli alberi lasceranno spazio ai bianchi pendii innevati.

Amo questo silenzio.

Le Montagne sono luoghi di pace e di meditazione. Ci aiutano ad ascoltare per prima cosa noi stessi. Dobbiamo essere disposti ad accettare il vuoto transitorio e precario del silenzio riempiendolo della quiete e della serenità che la natura concede a chi ne sappia udire lo spirito profondo e primitivo.

Quando vado in Montagna la mia solitudine è lieta ed appagante.

Amo il silenzio delle Montagne.

 

“Ascolta, figlio, il silenzio. E’ un silenzio ondulato, un silenzio dove scivolano valli ed echi e che piega le fronti al suolo”. Il silenzio di Federico Garcia Lorca

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Nel bosco lungo la panoramica al Lago Santo 

Guide di Pietra

Decido fosse giunto il momento di affinare il mio bagaglio tecnico. 

La sicurezza è sempre stata la priorità del mio andare in Montagna, e credo che così dovrebbe essere per tutti noi che amiamo girar per monti in qualsiasi stagione. Penso che i divieti non siano la soluzione corretta per permetterci di crescere (su questo mi esprimerò in un altro post) ma che sia utile una presa di consapevolezza del basso profilo e del grande rispetto che dobbiamo conservare in tutte le situazioni, da quelle che riteniamo facili alle più complicate. La Montagna cambia, le condizioni variano, e non sempre è sufficiente pensare di conoscere un luogo per credere di non correre pericoli. La Montagna non è mai scontata, non è sempre come ce l’aspettiamo, è in continuo cambiamento, in apparente immobilità come scrivevo in un precedente post. E’ viva e bisogna imparare ad ascoltarla. 

Mi metto in contatto con le Guide Alpine La Pietra, e quello che sarà va oltre le nozioni tecniche alpinistiche. 

Personalmente ho apprezzato e ammirato tre aspetti che ho ritenuto importanti. La passione: autentica ed inesauribile. La responsabilità che permette di unire la passione al mestiere di Guida. L’amore per il proprio territorio: l’Appennino.

Per tutto questo, voglio ringraziare Massimo Ruffini.

Ho conosciuto un professionista legato con estrema semplicità ed umiltà al proprio mestiere ed al proprio territorio. Ho conosciuto una persona che ha avuto il coraggio di non allontanarsi ma di credere nelle potenzialità del nostro Appennino. Un nuovo amico alla quale chiedere consigli e scambiare opinioni e punti di vista relativi alle favolose montagne che ci circondano e non solo.

Guardate il video! E… allora ci vediamo in parete Ruffo!

Un posto da raccontare: l’Appennino Tosco Emiliano

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Alta Via dei Parchi 

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano presenta un complesso mosaico di paesaggi. La forte naturalizzazione, dovuta allo scivolamento verso valle delle attività umane, ha ricreato splendidi habitat naturali divenuti eccezionale patrimonio sia faunistico che di biodiversità floristica.

Vette che superano i duemila metri, boschi di faggi, querceti, castagni secolari e rimboschimenti di conifere. Laghi glaciali, torbiere e praterie d’alta quota. Lungo il crinale e nel cuore delle foreste ridiviene un antica essenza.. un primitivo vivere.. che accompagnano i passi del nostro essere. 

Il crinale non è solo confine geografico e climatico tra l’Europa continentale e quella mediterranea, ma è allo stesso tempo punto d’unione e divisione. E’ scambio di ecosistemi e di culture. E’ sentiero sulla quale, in bilico, corre l’Alta Via dei Parchi: 500 km e 27 tappe alla ricerca di una profonda ed intima conoscenza dell’Appennino.

Raccontiamo questa meraviglia.

Vi affido a Paolo Cognetti: la montagna è una memoria da raccontare.