CENTO VETTE: SPECIALI, UNICHE ED IRRIPETIBILI

Sveglia alle 7. Colazione. Infilo le ultime cose dentro lo zaino. Avrò preso tutto ciò che mi serve? La verità è che non ne sono così sicuro. Destinazione? Mi hanno raccontato dei Lagoni, ma io non so manco dove si trovano. Difatti mi sono stampato le indicazioni del tragitto. E poi questa voglia di Montagna?!? Io sono nato al mare ed i monti non li conosco. Eppure, oggi, qualcosa mi spinge in alto. Mi faccio coraggio e con spirito d’avventura, da solo, parto. Monte Matto, arrivo! 

Quel qualcosa oggi lo comprendo. Ho la consapevolezza che più in alto vado e più a fondo scendo dentro me stesso. Non solo la cima o la via, la meta è l’anima. L’esplorazione della Montagna diventa un’esplorazione introspettiva, attraverso la quale cerco di scoprire chi sono. Vette di Alpi e Prealpi. Vette Dolomitiche. Vette in Apuane. Vette in Appennino. Vette in primavera, in estate, in autunno e inverno. Vette con il sole e vette con le nuvole. Vette con la pioggia e con la neve. Straordinario è riflettere su come ogni salita sia speciale, unica ed irripetibile. Riempiamo lo zaino di emozioni autentiche, di pensieri positivi e di ricordi coinvolgenti.

Sveglia alle 7. Colazione. Lo zaino è già pronto. Ho preso tutto? Direi di si. La strada ora la conosco. E la Montagna? Siamo diventati amici e non smetterà mai di stupirmi. Destinazione di oggi? Beh, oggi è la mia 100° vetta.. Monte Matto arrivo!  

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Monte Matto, quota 100 – Appennino Parmense 

La nostra riconquista della lentezza lungo la Via Francigena

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Camminiamo.

Lo zaino è pesante e la tappa lunga. Il caldo opprimente non dà tregua e la stanchezza bussa alla nostra porta.

Camminiamo.

Nuvole che a prima vista sembravano lontane ora ci appaiono sempre più cariche e intimidatorie. Per noi è una gradevolissima minaccia.

Camminiamo.

Possiamo avvertire l’umidità dell’aria. Il temporale è imminente. Iniziamo a percepire un odore dolciastro e pungente al cadere delle prime gocce d’acqua che invadono i nostri visi. Il profumo della terra bagnata dalla pioggia ci apre i polmoni.

Camminiamo, ora sotto l’acqua fitta ed incalzante, e respiriamo. Respiriamo libertà.

E’ da qualche giorno che siamo in movimento, ed il lento camminare ci ha liberato dalle restrizioni dell’abitudine, dai vincoli asfissianti della quotidianità e dalle false necessità. I nostri bisogni primari sono diventati un sorso d’acqua e qualche boccone dinanzi a  colline mozzafiato.

Camminiamo da molte ore e non sappiamo più quante ne sono trascorse e quante ancora ne mancano. Sentiamo il peso dello stretto necessario e sentiamo che potremmo continuare così per giorni: liberi e lenti, lenti e liberi.

Le lunghe giornate trascorse a camminare lentamente ci hanno permesso di vivere più a lungo, di respirare più profondamente, di pensare più intensamente, di immaginare più grandiosamente. Ci hanno permesso di conoscere nuovi luoghi e nuove persone.

Camminare ci ha permesso di conoscere un po’ meglio noi stessi.

Camminare ci ha permesso di riscoprire la semplice gioia di esistere.

Ma adesso il nostro viaggio sta per finire. In alto, su un colle non lontano, la nostra meta. Senza fretta ci avvicineremo. La lentezza dei nostri passi la renderà familiare e quando giungeremo lì, sarà come essere ospitati da un caro amico.

Ringrazio la mia dolce metà per avermi accompagnato in questo bellissimo viaggio, da Lucca a Siena. Insieme verso posti di affascinante bellezza, sulle orme di Sigerico. 

Il poeta di Casarola

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Mezzanotte. Tutto tace di un silenzio vibrante. Nelle mani un libro. Bertolucci, le poesie. Leggo. Il mio sismografo interiore avverte le sensibili oscillazioni provocate dai versi. La poesia, velata dal fumo dolce della mia pipa, seduce ed esorta ad entrare in un varco spaziotemporale. Non attendo ulteriormente, mi ci tuffo dentro.

Mi ritrovo a qualche decina di chilometri da casa mia. Nel mio amato Appennino. Casarola.

“Lasciate che m’incammini per la strada in salita / e al primo batticuore mi volga, / già da stanchezza e gioia esaltato ed oppresso, / a guardare le valli azzurre in lontananza, / azzurre le valli e gli anni / che spazio e tempo distanziano.”
“Verso Casarola” poesia di Attilio Bertolucci 

E pensare che Attilio Bertolucci partiva da Parma con un tram a vapore fino a Langhirano per poi giungere a Monchio in corriera. Da lì a piedi lungo una mulattiera sino al borgo di Casarola. Il Bertolucci diede voce alle sue più intime tensioni in questo piccolo ma grande scorcio d’Appennino, fonte inesauribile della sua poesia. E personalmente ciò che più ammiro è la capacità di approfondire per tutta la vita le proprie emozioni all’interno di uno stesso spazio, rendendolo infinito.

” Là in fondo a quella casa / Che ospitale appare / Coperta di bianco, / In un silenzio da fiaba. / E attraverso i vetri / Si vede la fiamma rossa / Nel caminetto vacillare. “
“Inverno” poesia di Attilio Bertolucci
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Lago Santo Parmense 

Il vento mangianeve

“Ciao, allora com’è andata? Avete trovato bel tempo?” Risposta: Si bene, neanche una nuvola.. dura ma siamo arrivati in vetta.. siamo saliti per la via normale.. una giornata molto bella. 

Avete presente il Fohn? E’ quel vento tipico delle regioni alpine che quando incontra una catena montuosa la risale subendo processi di condensazione che portano ad intense precipitazioni, e una volta raggiunta la cima discende lungo le pendici delle montagne diventando estremamente caldo e secco. Per questa sua ultima caratteristica è detto il vento “mangianeve”.

Quante volte vi è successo di rientrare a casa e dare risposta di quanto siete felici con parole inefficaci?! Dentro di Sé una bufera di emozioni e suggestioni della Montagna appena vissuta, fuori solamente una folata di vocaboli aridi e asciutti.

Forse ha ragione Ed Viesturs: “A chi mi chiede: perché vai in Montagna?” Rispondo: “Se me lo chiedi non lo saprai mai”.

La Montagna permette all’individuo di manifestare le proprie emozioni ed esprimere la propria unicità in questo mondo. Pertanto penso all’andare in Montagna e considero l’andare in Montagna un’arte e non uno sport. Si immagina, si sogna, si concepisce un’idea, si progetta e si realizza una scalata, una via, un sentiero, un cammino. E in quanto espressione artistica l’individuo ha il bisogno e la necessità di comunicare.

Se vogliamo trasmettere le nostre emozioni più intime e profonde a chi in quota non è mai salito (se non per un’ottima polenta in rifugio comodamente raggiungibile con impianti di risalita), la storia della Montagna è ricca di racconti, di fotografie, di quadri, di poesie, di canti.

Facciamo nostro tutto questo, e quando rincasiamo proviamo a non sciogliere la neve.

 

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Lago Santo Parmense, Notturna al Marmagna in una calda notte d’inverno 

L’apparente immobilità delle Montagne

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Panorama dal Monte Orsaro

Innanzi ai miei occhi un panorama incantevole.

Dal Monte Orsaro era possibile contemplare la conca glaciale del Lago Santo scorgendo un angolino delle sue acque riflettere i colori del bosco circostante, intimo ed avvolgente come un abbraccio affettuoso. Sereno guardavo le pungenti sommità del Monte Roccabiasca e del Monte Scala alle sue spalle; osservavo il sinuoso crinale ondeggiare in direzione del Monte Brusà e più lontano, ad “un passo” dalle Apuane, il Monte Sillara. Poi nuvole, a velare le cime dell’Appennino Reggiano. 

Chissà quanti uomini in epoche lontane dalla mia, hanno avuto la fortuna di innamorarsi di questo luogo affascinante e senza età. Tutto appare assolutamente immobile, sospensione temporale senza principio né fine.  

Eppure la Montagna è viva. Sono io che non vedo il suo mutamento, le sue trasformazioni. Lei come me è venuta al mondo, è cresciuta, cambia volto ed invecchia. Lei come me si agita, si arrabbia e poi si calma. 

Tuttavia occhi che appartengono ad un’effimera esistenza non possono percepire il fluire della vita di un’entità, al nostro sguardo eterna. 

Alfredo Paluselli, il custode del Cimon della Pala

“… quando il tempo è freddo e soffia il vento da nord, vedrai, lungo la via della vita, volare le nuvole isolate e infagottate, in cerca di un tiepido respiro…”Alfredo Paluselli

Immaginatevi di raggiungere una baita a 2200 metri ai piedi delle Pale di San Martino e di trovare la porta aperta.. un biglietto.. ed un messaggio: “siate onesti, bevete e pagate”.

Questo è stato Alberto Paluselli, ideatore con la sua immaginazione ed arteficie con le proprie mani di Baita Segantini al Cimon della Pala, di cui sarà per sempre il Custode. Un Uomo dalla franchezza ed onestà disarmanti, che decise di affrontare inverni ardui ed interminabili in perfetta solitudine pur di trascorrere la sua esistenza al cospetto delle Montagne che più amava. Scelse di vivere lontano dall’ipocrisia della società, e quel biglietto che in sua assenza affidava ai nuovi ospiti, ne svela un’immensa umanità e la fede nelle Montagne che, prive di compromessi, avrebbero persuaso l’uomo alla lealtà. A chiunque si recasse a casa sua Paluselli dava del “tu” senza differenziazione alcuna perché le leggi della Montagna sono (veramente) uguali per tutti. Non esistono distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali; apprezzano unicamente l’umiltà ed il rispetto di noi che andiamo a visitarle.

Leggi severe che lui conosceva bene: ” a volte Eccelsa, a volte Terribile” scriveva, ma legato nel profondo alla Montagna ed alle energie primordiali della natura anche quando questa mostrava il suo lato più burbero.

Nella Montagna stessa e nell’intimo calore della sua adorata Baita ai piedi del Cimon della Pala, trovò la sua serenità.

Cartolina Baita Segantini

“Qui, in queste alture a più di duemila metri, sono vissuto per quasi trentacinque anni. Nella bianca solitudine di questo paesaggio, fra l’Eccelso e il Terribile, baciato dal sole e scosso dall’uragano.”

– parole di Alfredo Paluselli –

Alfredo Paluselli (1900-1969) Guida Alpina, artista, creatore di Baita Segantini.

 

Se la storia di quest’Uomo ha suscitato in voi interesse e curiosità, vi consiglio la lettura di “Vento da Nord. La storia di Alfredo Paluselli, pioniere delle Dolomiti e custode del Cimon della Pala”. L’autore del libro è Alfredo Paluselli nipote omonimo del protagonista dell’opera.

E specialmente andate a conoscere di persona Baita Segantini ed il Cimon, uno dei panorami più ammirati delle Dolomiti.

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Al Cimon della Pala lungo l’Alta Via n.1 delle Dolomiti

 

Pensieri e Uomini di Montagna

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Ti sei mai veramente chiesto perché vai in Montagna? Per quale illogica ragione decidiamo di salire e scendere da una vetta vivendo momenti di tensione e di sofferenza? Cos’ha spinto l’uomo verso la Montagna?

In questo blog scoprirai racconti, pensieri  e storie di uomini che in Montagna hanno viaggiato con il proprio corpo ma più di ogni altra cosa con la propria mente.